Dibattito, Silvio Berlusconi | La retorica del cavaliere

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SAN TERENZIANO NELL’UMBRIA ITALIANA: Amava se stesso e l’Italia, parole e concetti tratti dal calcio e dal cattolicesimo. Si chiamava Il cavaliere, ma non era affatto una tavola rotonda.

I giornali italiani rendono omaggio a Silvio Berlusconi (1936-2023), ma non mancano di evidenziare anche i suoi trascorsi in termini di scandali privati. Per 25 anni ha influenzato la politica italiana più di chiunque altro, ricoprendo anche la carica di primo ministro per tre mandati. Cosa caratterizza la retorica del leader carismatico, che fino alla morte rimase quasi senza rughe, ma con i capelli neri come il carbone?

Ha raccontato una storia con se stesso come eroe, con oppositori politici in patria e all’estero come cattivi, e con la rappresentazione di un paese in crisi (dopo le malefatte dei suoi predecessori) e un obiettivo chiaro. La sua politica e il suo modo di argomentare appartengono alla classica tradizione di estrema destra del nostro tempo.

“L’Italia è il Paese che amo”, fu la prima dichiarazione politica di Silvio Berlusconi nel 1994 (“L’Italia è il paese che amo”). Inoltre, amava se stesso. Si riferiva costantemente alle sue vittorie ed esperienze personali, e spesso si descriveva con la terza persona singolare e con il suo nome.

Berlusconi usava spesso la regina delle immagini linguistiche (metafore) quando parlava e, come la maggior parte dei politici, molti di loro provenivano dalla guerra. Per questo non si è distinto da altri capi di Stato come Jens Stoltenberg, come dimostra una tesi di master del 2018; si tratta di battaglie e battaglie.

Tuttavia, le immagini di Berlusconi risaltano in due modi: le sue metafore sono tipicamente ispirate alla religione – dai due sistemi di credenze del calcio e del cattolicesimo: “Dobbiamo scendere in campo. Bisogna credere nei miracoli.” Entrambi si rivolgevano a un popolo ossessionato dal calcio ma che professava ancora, almeno nel nome, la fede cattolica.

Il confronto tra la retorica di Stoltenberg e quella di Berlusconi mostra che mentre il Primo Ministro Stoltenberg era calmo, neutrale e interessato alle immagini linguistiche della comunità della vita quotidiana (argomenti del logos), Berlusconi faceva piuttosto appello ai sentimenti del pubblico (prove patetiche ) attraverso espressioni linguistiche emotive. immagini del calcio e del cattolicesimo – e della sua stessa vita.

Berlusconi ha avuto 99 vite politiche. Fino a poco tempo fa l’86enne era un socio minore del governo della Georgia Meloni (Parti Italias brødre/Fratelli d’Italia), anch’egli saldamente collocato a destra nello spettro politico norvegese. Sembrava ancora che la retorica di Berlusconi non le importasse: per esempio, nei rapporti con l’UE e nel sostegno all’Ucraina, ha tenuto nelle orecchie il leader di Forza Italia finché non è finito all’ospedale San Rafaelle di Milano, dove è morto questa mattina.

Nelle sue condoglianze, Vladimir Putin ha definito Berlusconi un “vero amico”.

Angioletto Balotelli

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